Recensione FEWTURE Black Getter Ryoma Mode (non SOC)

Partiamo ora trattando quello che è sicuramente, anche per il valore raggiunto, il più importante EX della serie e cioè il Black Getter Ryoma Mode la cui uscita risale ormai alla fine del 2005.

Una breve descrizione comunque si impone.

Descrizione scatola:

Il modello mi è arrivato nella solita imponente  scatola di cartoncino marrone con stampigliato ai lati il nome del modello contenuto, all’ interno troviamo bloccata da quattro angolari in polistirolo e inserita nel cellophane, la scatola principale tenuta rinchiusa da un cartoncino di colore nero lucido con sopra stampato l’immagine e il nome del robot. Tolta anche quest’ultima protezione possiamo finalmente aprire la scatola anch’essa nera e raffigurante in maniera più completa il modello in essa contenuto; il tutto è molto elegante e appagante e fa diventare quella che normalmente sarebbe una banale azione di disimballo, una specie di rito.

Aperta la scatola nel suo interno troviamo due coperture con apertura “libro”  in cartoncino bianco, sopra le quali sono adagiati i libricini di istruzioni e una stampa autografata dal mitico  e compianto Sato che raffigura il robot.

Spostate le due linguette possiamo finalmente ammirare il modello nella sua imponenza: l’altezza è di circa 25 centimetri, ma la cosa che più impressiona è, una volta estrattolo dal polistirolo che lo contiene insieme agli accessori, il peso veramente notevole a conferma della grande quantità di metallo di cui è composto.

Il Getter si presenta “nudo”e per completarlo bisogna applicargli gli accessori che lo caratterizzano, questi sono i  tre moduli da inserire nella schiena, la copertura posteriore, il generatore da inserire nel torace, la pettorina, la maschera in gomma a copertura del viso da demone, le armi quali la scure e le lame all’avambraccio, e infine ciò che a mio avviso più caratterizza questo modello è il mantellone e la sciarpona.

Una volta assemblato l’insieme è veramente aggressivo e in qualsiasi vetrina fa veramente un figurone..   Esiste nella confezione anche uno stand utile per sorreggerlo, il peso del mantello o certe pose un pò spinte potrebbero infatti dare luogo a cadute che in questo e “su” questo modello avrebbero conseguenze catastrofiche vista la sua intrinseca fragilità, eh si perchè questo è probabilmente, insieme con alcune rifiniture non propriamente all’altezza della classe del modello: il difetto principale del Getter o se vogliamo dei Fewture in generale.

Questi modelli infatti sono fin dalla loro uscita molto controversi: alcuni li odiano in quanto li considerano troppo”esasperati” nello styling, eccessivamente costosi e soprattutto con dei difetti e delle pecche inaccettabili su un modello di questa classe; altri invece li amano perchè vedono in essi una artigianalità, uno stile nel design e se vogliamo un’esclusività non data tanto dal prezzo ma dall’oggetto in sè che ne fà qualcosa di assolutamente diverso dai normali gohkin, sono quasi opere d’arte.

Confesso che anch’io all’inizio appartenevo alla prima schiera di critici ma dopo che mi son lasciato convincere ad acquistarne uno mi sono ricreduto e certo i difetti li ho visti anch’io (come i perni in plastica o le giunture delle gambe che la prima volta che ho provato a piegarle hanno emesso un suono che mi ha fatto rizzare i capelli in testa) ma troppa era l’ammirazione che mi aveva preso per questa piccola opera di design che mi ha fatto soprassedere anche sui quasi mille euro che mi è costata.

In definitiva possiamo dire a chi piace collezionare i robot per quello che sono e apprezzano soprattutto modelli dalla perfetta ingegneria (che possono essere maneggiati e posati in tutta sicurezza e senza remore) che i Fewture, anche avendo la possibilità di acquistarli, non sono l’ottimo e ne rimarrebbero inevitabilmente delusi.

Il peso e il valore della plastica e del metallo di cui sono composti seppur in abbondanza non coprirebbero se non in minima parte il costo del pezzo…ma un quadro o una statua di un artista si valuta con il valore dei materiali con cui sono fatti???

Ciao e alla prossima.  

Enrico

Ora il momento cardine… ovvero la recensione video: in lingua inglese, ben fatta ed esaustiva

Ed ora una carrellata di foto nelle posizioni più plastiche e disparate:

E per coloro i quali si chiedono “ma questo black Getter da dove vien fuori?” ecco quì un tributo al Ryoma mode tratto dall’OAV “Getter Robot – the last day”

 

E per chi non si accontenta ma ama risalire alla fonte ecco il link al sito ufficiale della Art Storm

http://artstorm.co.jp/exgokin_blackgetter.html


Informazioni su stakio

collezionista e appassionato robot giapponesi!
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